avvocato diritto del lavoro seveso e brianza
Stai visitando: Home >> Diritto Lavoro >> Mobbing

IL MOBBING

NOZIONI GENERALI

Nel nostro ordinamento, manca attualmente un testo normativo che disciplini il mobbing. Tuttavia, il mobbing è stato negli ultimi decenni oggetto di una copiosa produzione giurisprudenziale che ha permesso di delinearne i caratteri essenziali.

Attualmente, pertanto, con l'espressione mobbing si indicano tutti quegli atti o comportamenti discriminatori protratti nel tempo, caratterizzati da violenza o persecuzione psicologica, posti in essere da una o più persone nell'ambiente di lavoro, pubblico o privato, nei confronti di altri lavoratori, sopra ordinati o sott'ordinati, che hanno per oggetto o per effetto un degrado delle condizioni di lavoro suscettibili di ledere i diritti e la dignità della persona, di alterare la sua salute fisica o mentale o di compromettere il suo avvenire professionale.

In sostanza, il mobbing può essere definito come l'insieme di tutti quei comportamenti posti in essere dal datore di lavoro, capi, intermedi e colleghi che si traducono in atteggiamenti persecutori attuati con volontarietà ed in modo continuativo, volti ad arrecare danni rilevati alla condizione psicofisica del lavoratore, anche al solo fine di isolarlo dalla collettività presso cui presta la propria attività lavorativa.

CLASSIFICAZIONE DEL MOBBING

Il mobbing viene normalmente distinto in:

  • mobbing orizzontale: quando le aggressioni o vessazioni provengono da persone che sono colleghi di lavoro del mobbizzato;
  • mobbing verticale: quando l'aggressione è provocata dal datore di lavoro o altro superiore gerarchico.

Le forme più frequenti di mobbing, come desumibili dalle principali casistiche esistenti in materia, sono costituite da:

  • dequalificazione professionale del lavoratore (che viene destinato a mansioni inferiori solo con l'intenzione di mortificarlo);
  • comportamenti fastidiosi ed offensivi ripetuti nel tempo, quali la mancata assegnazione di strumenti di lavoro, l'assegnazione di obbiettivi impossibili, la non assegnazione di risorse, reiterati trasferimenti di reparto, controlli esasperati dell'attività;
  • atti di svilimento della persona, anche di natura sessuale quali reiterate critiche negative, aggressioni verbali, discriminazioni, molestie, esortazione alle dimissioni, minacce di licenziamento, ostracismo.

TUTELA CIVILE DEL LAVORATORE MOBBIZZATO E RESPONSABILITÀ DEL DATORE DI LAVORO

Il lavoratore che sia stato oggetto di atti qualificabili come mobbing, potrà agire in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni subiti oltre alla cessazione delle condotte persecutorie.

Tuttavia, sarà suo onore provare l'esistenza di un comportamento mobbizzante, di un nesso causale tra tale condotta ed l'eventuale pregiudizio psicofisico, nonché l'ammontare del danno subito.

La prova di tali elementi non è assolutamente facile da fornire considerato che fatti ed eventi devono essere individuati in modo specifico, senza che possano assumere rilievo circostanze e condizioni connaturate ai disagi tipici di qualsiasi attività lavorativa.

Il datore di lavoro potrà essere chiamato a rispondere dei danni derivati da tutti quegli atti mobbizzanti posti in essere da lui direttamente ovvero da uno o alcuni dei suoi dipendenti a discapito di un altro suo lavoratore, sia ai sensi dell'art. 2087 c.c. (responsabilità contrattuale) sia ai sensi dell'art. 2043 c.c. (responsabilità extracontrattuale).

I danni che potranno essere risarciti, laddove provati, sono oltre al danno patrimoniale tutti i danni di natura non patrimoniale quali il danno biologico, morale, esistenziale nonché il danno alla professionalità, da dequalificazione, da perdita di chances, il danno all'immagine.

TUTELA PENALE DEL LAVORATORE MOBBIZZATO

Il nostro ordinamento non prevede il reato di mobbing. Tuttavia, può accadere che la condotta mobbizzante possa avere le caratteristiche di uno specifico reato punito dalla legge.

In tali casi potranno venire in rilievo le seguenti norme (a titolo esemplificativo): artt. 582 - 583 c.p. se dal mobbing sono derivate lesione; art. 594 c.p. se il mobbing si è sostanziato in ingiurie; art. 609 bis c.p. se i comportamenti hanno assunto la veste di violenza sessuale.