Blog

Jobs Act e piccole imprese: cosa cambia dopo la sentenza della Corte costituzionale

Sei stato licenziato da una piccola impresa e ti è stato detto che, anche se il licenziamento fosse illegittimo, potresti ottenere al massimo poche mensilità?

Dopo il 2025 questa risposta non è più così automatica.

Per i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015, il d.lgs. n. 23/2015 ha introdotto il cosiddetto contratto a tutele crescenti.

Nelle imprese sotto i limiti dimensionali dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, quindi CON MENO DI 15 DIPENDENTI, il sistema prevedeva una tutela prevalentemente economica e, soprattutto, un limite massimo molto contenuto all’indennità risarcitoria.

LA SENTENZA N. 118 DEL 2025 DELLA CORTE COSTITUZIONALE E LA TUTELA PER I LICENZIAMENTI ILLEGITTIMI

Con la sentenza n. 118 del 2025 (https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2025/118 ), la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la parte dell’art. 9, comma 1, del d.lgs. n. 23/2015 che stabiliva che l’indennità, nelle piccole imprese da riconoscere al lavoratore licenziato illegittimamente, non potesse in ogni caso superare sei mensilità.

Questo significa che, oggi, il giudice non è più bloccato dal vecchio tetto rigido di sei mensilità.

Attenzione, però: non è stato cancellato l’intero regime delle piccole imprese.

La Corte ha colpito il tetto massimo fisso, ma ha introdotte un nuovo criterio andando a dimezzare agli importi previsti per i licenziamenti illegittimi irrogati nelle grandi aziende.

In concreto, quindi, il risarcimento non è più compresso automaticamente entro un limite minimo e massimo troppo ristretto, e il giudice può graduarlo in modo più adeguato al caso concreto. ([Corte Costituzionale][2])

PERCHÉ LA SENTENZA N. 118 DEL 2025 DELLA CORTE COSTITUZIONALE È IMPORTANTE PER LA MATERIA DEI LICENZIAMENTI?

Perché la Corte ha ritenuto che una tutela standardizzata e troppo bassa non sia compatibile con i principi di eguaglianza, ragionevolezza e adeguatezza del ristoro.

Un licenziamento illegittimo non può essere trattato allo stesso modo in ogni caso, solo perché il datore di lavoro ha meno di quindici dipendenti. 

Da ora in poi, il giudice può valutare con maggiore ampiezza elementi come:

  • l’anzianità di servizio del lavoratore;
  • le dimensioni effettive dell’impresa (è diverso avere 14 piuttosto che 4 dipendenti);
  • la gravità del vizio del licenziamento;
  •  il comportamento delle parti nel rapporto e nel giudizio.

COSA CAMBIA, DAVVERO, PER CHI VIENE LICENZIATO ILLEGITTIMAMENTE?

Cambia che non è più corretto dire, in modo automatico, che il massimo ottenibile in termini di indennità risarcitoria sarà pari a sei mensilità.

Oggi, il giudice dovrà  valutare cado per caso, tenendo conto della data di assunzione, del tipo di vizio rilevabile nello specifico licenziamento, delle dimensioni della società.

LICENZIAMENTO IN SEGUITO A CONTROLLI SU PC, EMAIL AZIENDALE E NAVIGAZIONE INTERNET

Computer, posta elettronica e strumenti informatici rientrano normalmente tra gli strumenti di lavoro.

Questo, però, non significa che il datore possa controllarne liberamente ogni utilizzo.

Anche in questi casi devono essere rispettati:

  • l’obbligo di informazione preventiva al lavoratore;
  • i principi di necessità, proporzionalità e minimizzazione del trattamento dei dati;
  • i limiti posti dalla disciplina sui controlli difensivi e a distanza.

Un licenziamento fondato sull’uso del PC o della email aziendale può essere contestato, ad esempio, quando:

  • manca una policy aziendale chiara sull’utilizzo degli strumenti informatici;
  • il lavoratore non ha ricevuto un’adeguata informativa;
  • i controlli sono stati generalizzati, invasivi o non proporzionati;
  • il datore ha acquisito dati eccedenti rispetto alla finalità dichiarata, ad esempio leggendo in modo sistematico anche comunicazioni personali.

In situazioni di questo tipo, la prova può risultare viziata e il licenziamento può essere messo in discussione.

IN CONCLUSIONE

La sentenza costituzionale n. 1118 del 2025 ha inciso in modo rilevante sulla disciplina dei licenziamenti illegittimi nelle piccole imprese per i lavoratori assunti con il Jobs Act (quindi dopo il 7 marzo 2015).

Il sistema delle tutele crescenti non è stato eliminato, ma non è più corretto ritenere che il risarcimento sia automaticamente compresso entro limiti rigidi e predeterminati.


Per questo motivo, chi ha ricevuto un licenziamento da una piccola impresa non dovrebbe fermarsi a una valutazione sommaria: oggi più che mai è necessario esaminare il caso concreto, la data di assunzione, il vizio del licenziamento e la disciplina applicabile.

Una verifica tempestiva può incidere in modo decisivo sulla tutela effettivamente ottenibile.

Hai ricevuto un licenziamento e lavori in una impresa con medo di 15 dipendenti?

Una valutazione tempestiva può fare una differenza concreta sulle tutele ottenibili.

Lo Studio Legale Brambilla assiste i lavoratori nell’analisi della legittimità del licenziamento, nella fase di impugnazione e nella scelta della strategia più efficace.

Prenota un appuntamento

Studio Legale Brambilla a Seveso, nella provincia di Monza e Brianza, specializzato in diritto del lavoro e previdenziale.

Info legali

Pec:
sara.brambilla@monza.pecavvocati.it

C.F. BRMSRA81E58E063C

P.IVA 05643610966

Codice SDI: M5UXCR1

Polizza AON ICNF000001.056057

© 2025 Studio Legale Brambilla. All right reserved. Privacy Policy e Cookies. Web Design by Site Inside