Il licenziamento è sempre un momento delicato nella vita lavorativa.
Quando però il recesso del datore di lavoro è dichiarato illegittimo, le conseguenze possono essere molto diverse a seconda del tipo di vizio riscontrato, della dimensione dell’azienda e perfino della data di assunzione del dipendente.
Infatti, è bene ricordare che esistono tutele diversi per i lavoratori assunti PRIMA E DOPO IL 7 MARZO 2015, in quanto trovano applicazione due normative differenti.
Per orientarsi, può essere utile distinguere i vari scenari previsti dalla legge e chiariti dalla giurisprudenza.
In questo breve articolo ci concentreremo su i c.d. licenziamenti illegittimi nelle aziende con più di 15 dipendenti.
QUANDO SCATTA LA REINTEGRA
In alcuni casi la legge non lascia spazio a dubbi: il lavoratore DEVE essere reintegrato nel posto di lavoro.
Succede, ad esempio, quando il licenziamento è:
- discriminatorio (per ragioni di sesso, religione, opinioni politiche, ecc.);
- nullo, perché intimato durante il matrimonio o in periodi protetti di maternità e paternità;
- orale, cioè intimato in assenza della forma scritta.
In queste ipotesi il giudice ordina:
- il rientro in azienda;
- il pagamento delle retribuzioni non percepite (almeno 5 mensilità) e dei contributi previdenziali.
Il lavoratore può anche scegliere un’indennità sostitutiva pari a 15 mensilità, rinunciando a tornare in ufficio.
LA REINTEGRAZIONE “ATTENUATA”
Non tutti i casi portano automaticamente al ritorno in azienda.
Se il giudice accerta che il fatto contestato non sussiste oppure che la condotta poteva essere punita solo con una sanzione più lieve (ad esempio una sospensione), allora si applica la cosiddetta TUTELA REALE ATTENUATA.
Qui la reintegra c’è, ma il risarcimento è limitato: massimo 12 mensilità.
QUANDO LA TUTELA È SOLO ECONOMICA
Negli altri casi di licenziamento illegittimo, la legge prevede soltanto un indennizzo in denaro, senza obbligo di reintegra.
Se l’illegittimità riguarda aspetti sostanziali (assenza di giusta causa o giustificato motivo), il risarcimento varia tra 12 e 24 mensilità.
Se si tratta solo di errori formali o procedurali (ad esempio una contestazione tardiva), l’indennità si riduce: da 6 a 12 mensilità.
LA SVOLTA DEL JOBS ACT E GLI EFFETTI PER I LAVORATORI ASSUNTI DOPO IL 7 MARZO 2025
Dal 7 marzo 2015, per i lavoratori assunti a tempo indeterminato con il contratto a tutele crescenti, introdotto dal Jobs Act, la reintegra è molto più limitata: si applica solo ai casi di licenziamenti nulli, discriminatori o per quelli disciplinari con fatto insussistente.
In tutti gli altri casi, la tutela è esclusivamente economica, con un’indennità predeterminata legata all’anzianità di servizio (da 4 a 24 mensilità).
COSA DICE LA GIURISPRUDENZA
La Corte di Cassazione ha chiarito diversi aspetti pratici:
- la reintegra deve avvenire nelle stesse mansioni e nella stessa sede, salvo impossibilità oggettiva che possa essere provata dal datore di lavoro (Cass. Civ. sez. lavoro, n. 18892/2024 – http://chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.giuslavoristi.it/agi_cms/public/news/1_203.pdf);
per la reintegra è sufficiente che il lavoratore abbia conoscenza della sentenza di illegittimità (quindi dalla lettura del c.d. dispositivo), anche senza formale comunicazione di deposito del provvedimento (Cass. 19 luglio 2018, n. 19480).
spetta al datore di lavoro provare che il dipendente abbia percepito altri redditi nel periodo tra il licenziamento e la reintegra, da detrarre dal risarcimento (Cass. 15 gennaio 2024, n. 1533; Cass. 1 marzo 2024, n. 5588).
le somme percepite a titolo di pensione (o di altri ammortizzatori sociali come la NASPI) non possono essere sottratte dal risarcimento (Cass. 28 gennaio 2014, n. 1725; Cass. 23 novembre 2023, n. 32522).
IN SINTESI
Il sistema delle tutele per i licenziamenti illegittimi nelle aziende di grande dimensioni (con più di 15 dipendenti) oggi è un mosaico complesso che prevede:
- reintegra piena nei casi più gravi (nullità, discriminazioni, licenziamenti orali);
- reintegra attenuata se il fatto contestato non sussiste o è punibile solo con sanzione conservativa;
- indennizzi economici negli altri casi.
Per il lavoratore conoscere i propri diritti significa sapere quando pretendere la reintegra in azienda e quando, invece, la legge riconosce soltanto un risarcimento.
Per le imprese, significa essere consapevoli delle conseguenze – anche economiche – di un licenziamento gestito senza il rispetto delle regole.
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