Impugnare un licenziamento: cosa fare subito e come rispettare i termini di legge

Ricevere una lettera di licenziamento è un momento delicato e spesso improvviso.

Chi ritiene il recesso illegittimo deve agire tempestivamente: la legge prevede infatti termini stringenti e la loro inosservanza comporta la perdita del diritto a contestare.

IL TERMINE DEI 60 GIORNI

L’art. 6 della L. 604/1966 stabilisce che il lavoratore deve impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione scritta.

L’atto può essere giudiziale o stragiudiziale, purché scritto e recettizio: deve cioè arrivare a conoscenza del datore di lavoro (ad esempio tramite PEC o raccomandata a/r).

Non serve indicare tutti i motivi di illegittimità: basta manifestare chiaramente la volontà di contestare; per questo può essere redatta anche in autonomia dal lavoratore.

 Il termine di 60 giorni decorre dal giorno in cui la lettera è stata ricevuta, non da quello dell’effettiva cessazione del rapporto.

Eccezione: il termine non si applica al licenziamento orale, che è giuridicamente inesistente. La recente Corte Cost. n. 111/2025  ha inoltre escluso la decadenza quando, durante i 60 giorni, il lavoratore si trovi in stato di incapacità di intendere o di volere.

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I SUCCESSIVI 180 GIORNI

L’impugnazione stragiudiziale del licenziamento perde efficacia se entro 180 giorni dalla sua ricezione da parte del datore di lavoro, il lavoratore non fa seguire:

  • il deposito del ricorso davanti al Tribunale del lavoro, 
  • la comunicazione alla controparte della richiesta di conciliazione presso l’Ispettorato del lavoro  o arbitrato.

 

Se la conciliazione non va a buon fine, occorre poi depositare il ricorso giudiziale entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.

CHI PUÒ IMPUGNARE IL LICENZIAMENTO?

L’impugnazione del licenziamento illegittimo può essere proposta:

  • direttamente dal lavoratore;
  • dall’associazione sindacale cui aderisce;
  • da un rappresentante munito di procura speciale (anche conferita prima dell’atto, purché con data certa).

È ammessa anche la ratifica successiva, purché comunicata al datore entro il termine di decadenza.

AZIONI E CONSEGUENZE DEL MANCATO RISPETTO DEI TERMINI

Se i termini per impugnare il licenziamento non sono rispettati, il lavoratore perde il diritto di agire per ottenere a seconda dei casi, la reintegrazione o l’indennizzo previsto dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori o dal D.Lgs. 23/2015 (tutele crescenti).

Resta solo la possibilità di un’azione civile per risarcimento danni, più complessa e incerta.

OFFERTA DI CONCILIAZIONE: DI COSA SI TRATTA?

Per i rapporti di lavoro a tutele crescenti (quindi per tutti i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015), il datore può formulare un’offerta di conciliazione entro i termini di impugnazione (quindi 60 giorni dalla data di ricezione del licenziamento), offrendo il pagamento di una somma esente da imposte e contributi.

L’accettazione comporta la rinuncia a contestare il licenziamento.

IN SINTESI

Agire in fretta è fondamentale: 60 giorni per la prima impugnazione detta stragiudiziale e 180 giorni per l’azione successiva. Un singolo errore procedurale può compromettere ogni tutela in favore del lavoratore, davanti ad un licenziamento illegittimo.

Hai ricevuto una lettera di licenziamento?

Agisci entro i termini e raccogli subito i documenti utili per valutare l’impugnazione.

Domande Frequenti

Cosa devo fare appena ricevo una lettera di licenziamento?

Appena ricevi una lettera di licenziamento, è importante controllare subito la data di ricezione della comunicazione, perché da quel momento decorre il termine per impugnare il licenziamento.

Se ritieni che il licenziamento sia illegittimo, devi manifestare per iscritto la volontà di contestarlo entro 60 giorni. L’impugnazione può essere inviata, ad esempio, tramite PEC o raccomandata a/r, e deve arrivare a conoscenza del datore di lavoro.

Quali termini devo rispettare per impugnare?

Il primo termine da rispettare è quello di 60 giorni dalla ricezione della comunicazione scritta di licenziamento. Entro questo termine il lavoratore deve impugnare il licenziamento con un atto scritto.

Dopo l’impugnazione stragiudiziale, il lavoratore deve rispettare anche il termine successivo di 180 giorni: entro questo periodo deve depositare il ricorso davanti al Tribunale del lavoro oppure comunicare alla controparte la richiesta di conciliazione o arbitrato.

Se la conciliazione non va a buon fine, il ricorso giudiziale deve essere depositato entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.

È necessario andare subito in causa?

La prima attività da compiere è l’impugnazione scritta del licenziamento entro 60 giorni dalla ricezione della lettera. Dopo questa impugnazione, il lavoratore ha 180 giorni per depositare il ricorso davanti al Tribunale del lavoro oppure per attivare una procedura di conciliazione o arbitrato.

La causa diventa quindi necessaria se si decide di proseguire in giudizio oppure se il tentativo di conciliazione non porta a un accordo. In questo caso, il ricorso deve essere depositato entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.

Quali prove conviene conservare subito?

 Ai fini del legittimo esercizio del diritto di difesa, è utile conservare email o comunicazioni aziendali relative ai fatti oggetto del licenziamento, ed ogni eventuale scambio di comunicazione soprattutto se scritto relativo ai fatti oggetto del licenziamento.

Studio Legale Brambilla a Seveso, nella provincia di Monza e Brianza, specializzato in diritto del lavoro e previdenziale.

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