1. Cos’è?
È un’Indennità di disoccupazione per lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il lavoro, regolata dal D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 22.
2. Chi può richiederla?
Posso richiedere la NASPI i lavoratori dipendenti, compresi apprendisti e soci lavoratori di cooperative.
Sono esclusi i dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni e operai agricoli a tempo determinato o indeterminato.
3. Che requisiti devo avere per poterne fare domanda?
a) Devo aver perso involontariamente il posto di lavoro e quindi trovarmi in uno stato di disoccupazione;
b) Devo avere i seguenti requisiti contributivi: 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti e 30 giornate di lavoro negli ultimi 12 mesi.
3. Come provo lo stato di disoccupazione?
Presentando la DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilità) al Centro per l’Impiego.
Per poter presentare la DID ti verrà richiesto di dimostrare la precedente attività lavorativa e la disponibilità immediata a lavorare.
4. Come presento la Domanda di NASpI? E quanto potrò prendere?
La domanda si deve presentare telematicamente all’INPS tramite portale entro 68 giorni dalla cessazione del lavoro.
Per il 2024, l’importo massimo mensile previsto per la NASPI è stato fissato ad € 1.550,42 euro; ogni importo sarà calcolato sulla base delle retribuzioni percepite e delle settimane di contribuzione.
Esempio Pratico
Supponiamo che un lavoratore abbia una retribuzione imponibile totale di €80,000 negli ultimi quattro anni, con 208 settimane di contribuzione (4 anni x 52 settimane):
Calcolo della Retribuzione Media Mensile:
€80,000 / 208 settimane = €384,62 a settimana.
€384,62 x 4,33 = €1,665,60 al mese.
Applicazione dei Limiti:
Poiché €1,665,60 supera €1.550,42:
Base per il 75%: €1.550,42
Differenziale: €1,665,60 – €1.550,42 = €115,18
Importo NASpI: (€1.550,42 x 75%) + (€115,18 x 25%) = €1.162,82 + €28,80 = €1.191,62 al mese.
5. Da quando decorre e quanto dura la Prestazione?
L’erogazione dell’indennità sarà mensile e decorerà a partire dall’ottavo giorno dopo la cessazione del lavoro o dal giorno successivo alla presentazione della domanda se inviata in ritardo.
Mentre la durata dipenderà dal numero effettivo di settimane di contribuzione maturate negli ultimi quattro anni, fino a un massimo di 24 mesi.
NOTA BENE: il lavoratore che ha diritto alla corresponsione della NASpI può richiedere la liquidazione anticipata in unica soluzione, dell’importo complessivo del trattamento che gli spetta e che non gli è stato ancora erogato, a titolo di incentivo all’avvio di un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o per la sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio.
Consiglio utile: leggi anche la pagina dell’INPS – https://www.inps.it/it/it/dettaglio-scheda.it.schede-servizio-strumento.schede-servizi.50593.naspi-indennit-mensile-di-disoccupazione.html
Quindi hai diritto alla Naspi e vuoi avviare una società o aprire una P.Iva per avviare quel progetto a cui tanti tieni, puoi chiedere che tutto l’importo della naspi ti venga corrisposto in un’unica soluzione.
La domanda NASpI è stata respinta o hai dubbi sui requisiti?
Richiedi una verifica della tua situazione e dei documenti disponibili.
Domande Frequenti
Quando spetta la NASpI?
La NASpI è l’indennità mensile di disoccupazione prevista per i lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il lavoro e si trovano in stato di disoccupazione.
In linea generale, possono richiederla i lavoratori dipendenti, compresi apprendisti e soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato. Sono invece esclusi alcune categorie specifiche, tra cui i dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni e gli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato.
Per ottenere la NASpI devono inoltre essere rispettati i requisiti previsti dalla normativa, tra cui lo stato di disoccupazione e il requisito contributivo richiesto. La verifica va sempre fatta sul caso concreto, perché la posizione lavorativa e contributiva può incidere sul diritto alla prestazione.
Come si presenta la domanda di NASpI?
La domanda di NASpI deve essere presentata all’INPS in modalità telematica, dopo la cessazione del rapporto di lavoro ed entro 68 giorni dalla cessazione.
La richiesta può essere presentata attraverso il portale INPS, accedendo con le proprie credenziali digitali, oppure tramite patronato o intermediari abilitati.
Di regola, la prestazione decorre dall’ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro. Se la domanda viene presentata dopo tale data, la decorrenza parte dal giorno successivo alla presentazione della domanda.
Quali dimissioni consentono di ottenere la NASpI?
La NASpI è collegata, in via generale, alla perdita involontaria del lavoro. Le dimissioni volontarie, quindi, normalmente non danno diritto all’indennità di disoccupazione.
Esistono però alcune ipotesi in cui la NASpI può essere riconosciuta anche dopo le dimissioni. Tra queste rientrano, ad esempio, le dimissioni per giusta causa, quando non dipendono da una libera scelta del lavoratore ma da comportamenti che rendono impossibile proseguire il rapporto di lavoro.
L’INPS indica inoltre specifiche ipotesi tutelate, come le dimissioni intervenute durante il periodo protetto di maternità, secondo i limiti e le condizioni previsti dalla normativa applicabile.
Poiché le dimissioni sono un tema delicato e possono incidere sul diritto alla NASpI, prima di procedere è opportuno verificare attentamente la situazione concreta, le ragioni delle dimissioni e la documentazione disponibile.
Cosa fare se la domanda di NASpI viene respinta?
Se la domanda di NASpI viene respinta, il primo passo è leggere con attenzione il provvedimento dell’INPS e verificare la motivazione del rigetto.
Può essere utile controllare, in particolare, la data di cessazione del rapporto, la modalità di cessazione, i requisiti contributivi, la documentazione allegata e gli eventuali elementi che l’INPS ha ritenuto mancanti o non sufficienti.
Quando ci sono i presupposti, è possibile valutare la presentazione di un ricorso amministrativo. In linea generale, l’INPS indica che il ricorso deve essere presentato entro 90 giorni dalla notifica del provvedimento che si intende impugnare.
Prima di procedere, è consigliabile far verificare la comunicazione ricevuta e i documenti disponibili, per capire se il rigetto può essere contestato e quale strada sia più adatta al caso specifico.






